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Opere
I ’CANTI ORFICI’
Dino Campana è autore di un solo libro, i "Canti Orfici", che l’autore pubblicò a sue spese nel 1914 dopo averlo ricostruito ‘a memoria’ poiché il manoscritto era stato
perduto da Papini nel 1913 quando Campana gliel’aveva inviato per pubblicarlo, ma non era stato tenuto in considerazione.
I Canti comprendono prose e poesie. Le liriche hanno grande libertà metrica e presentano ripetizioni e cadenze cicliche che intendono rappresentare l’emergere progressivo del ritmo e dell’immagine come
da un oscuro magma della coscienza.
L’ispirazione ‘orfica’ (che richiama il mito di Orfeo che, per recuperare Euridice, era giunto agli inferi ammaliando la guardia del regno con la sua lira) allude al potere di evocazione e rivelazione della
poesia, che fa emergere dalla psiche la parola che fonda la presenza umana. Con ‘orfismo’, Campana si riferisce al momento misterioso di identificazione con la vita universale e perciò come
momento assoluto di verità.
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La poetica
La sua opera è ricca di immagini molto forti di annientamento e purezza. Per quanto riguarda lo stile, si notano la ripetizione di avverbi e aggettivi, l’uso dell’iterazione, l’uso drammatico dei superlativi,
l’effetto d’eco nelle preposizioni, il ricorrere alle parole chiave che creano una forte scenografia.
La sua poesia assume sembianza chimerica, il poeta stesso si dibatte e consuma la vita nell’ansia, vorrebbe uscire dal tempo verso un sogno illusorio di eternità. Suoi maestri sono Nietzsche, Wagner,
Rimbaud, i simbolisti ed i crepuscolari (autori contemporanei che rappresentano l’anticonformismo); rimase suggestionato da giovane dall’irrazionalità dei decadenti e dal contrasto apollineo-dionisiaco.
Infatti da Nietzsche riprende la visione della poesia come dionisiaca, come identificazione col tutto, che da un lato porta alla dissolvenza dell’io e dall’altro ne fonda ed esalta l’eros esistenziale,
l’impeto di presenza totale alla vita.
Il vero anarchismo di Campana è la subordinazione totale della vita alla poesia, egli visse sino alla fine l’idea estetica della poesia comunione con l’essere e rivelazione unica e totale.
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CAMPANA e RIMBAUD
Il destino di Campana è stato avvicinato a quello di Rimbaud. Ma, in verità, tra Campana e il poeta maledetto il punto di contatto (il bisogno di fuggire, l’idea del viaggio, l’abbandono di un mondo
civile estraneo) è affrontato in modo molto diverso. Dove Rimbaud abbandona la letteratura per fuggire in Africa e prestarsi a mestieri poco onesti come il commerciante d’armi, Campana alla fine dei suoi
viaggi senza una vera meta trova solamente la follia.
E se Rimbaud aveva fatto una scelta, Campana non scelse ma fu sopraffatto dagli eventi che attraversarono la sua vita diventando una vittima: senza però mai disertare la poesia, come (differentemente)
aveva fatto il poeta francese. Campana, fino al suo internamento a Castel Pulci, lotterà per la sua poesia e per una vita che non era mai riuscita a donargli nulla in termini di serenità e pace; e anche la
strada dell’amore, il suo incontro con Sibilla Aleramo, si trasformerà in una sconfitta.
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