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Greco
Dioniso, dio della follia
Non vi è prova che i Greci, prima della cosiddetta irruzione della religione di Dioniso, abbiano interpretato gli accessi di follia furiosa o depressiva altrimenti che come la conseguenza di uno stato
demoniaco, dell’intervento di una potenza divina, di un daimon. Anzi, erano soliti attribuire ad essi anche gli smarrimenti e le semplici incoerenze della mente. Infatti, considerando lo scarso numero
delle opere che si sono conservate dell’antico teatro greco, non si può non essere colpiti dalla parte e dallo spazio che vi ha la raffigurazione della mania, nonché dalla compiacenza e dalla
precisione con la quale sono descritte le stigmate fisiologiche che accompagnano gli stati di possessione. Quindi l’immagine del posseduto e dei suoi stati convulsivi era familiare al greco dell’epoca classica.
«Tutti coloro che sono posseduti dagli dèi danno uno spettacolo impressionante: essi presentano i lineamenti e lo sguardo mostruoso della Gorgone, hanno una voce spaventosa
e una forza sovrumana» (Senofonte, "Convivio")
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Dioniso è ritenuto dio della possessione: la follia ispirata da Dioniso è una mania, un enthusiasmos, due termini che indicano uno stato di alterazione psichica in cui il dio "prende
possesso" dell’uomo spingendolo a comportamenti per lui inusuali.
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Dioniso è l’incarnazione di una potenza arcana e terrificante, di quelle forze naturali e primordiali che la civilizzazione tenta continuamente di tenere a freno; egli è il dio che libera da se stessi,
grazie al benefico influsso del vino, che contribuisce ad allentare i freni inibitori, ma soprattutto per mezzo del suo rituale estatico ed orgiastico, fine ultimo del quale è la liberazione dei fedeli dalla
propria coscienza individuale e la loro mistica fusione nell’identità collettiva del gruppo, in una regressione catartica per sfogare quelle forze della fusis che logos e nomos
cercano di regolamentare e reprimere.
In questo consiste la carica liberatoria e potenzialmente sovversiva del culto dionisiaco, ma anche la sua componente di follia: infatti i termini "menadi" e "tiadi" (usati per indicare le
seguaci del dio che vengono "tagliate fuori dalla loro mente" e "riempite dal dio"), sono connessi ai verbi μαινομαι, sono pazzo, e θυω,
sono furente; mentre "baccanti" deriva da βακχαι che rimanda a βακχος che indica Dioniso stesso.
Ma l’estasi dionisiaca dura per uno spazio di tempo ben definito: si tratta, citando Gorgia, di "un inganno nel quale è più saggio chi si lascia ingannare".
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